La Cassazione è recentemente e nuovamente intervenuta sul tema delle lesioni occorse al rachide cervicale e derivanti da un sinistro stradale (Cass. Civ., Sez. III^, 20/12/2021, n. 40753/2021), affermando che il cosiddetto “colpo di frusta” è risarcibile solo se il legame e/o nesso causale con il sinistro risulta provato da idonei esami clinici strumentali (ad esempio TAC, radiografie, etc.). In altre parole, la Suprema Corte ha sostenuto che, in mancanza di una prova obiettiva, il danno biologico permanente non può essere risarcito giacché non comprovato da esami clinici che ne attestino il nesso di causalità con il trauma subito. Nel caso di specifico attinente il rigetto del ricorso presentato dall’automobilista, infatti, i Giudici di legittimità hanno motivato che dagli esami clinici e obiettivi offerti in giudizio, (ovvero, RX della colonna dorsale e lombare, e RMN del rachide cervicale), non possa essere stabilito in alcun modo un collegamento causale tra la modifica della fisiologica lordosi cervicale e lombare e il conseguente trauma subito e derivante dal sinistro stradale, non essendo nota la condizione fisica del danneggiato anteriormente all’incidente e potendo tale modifica derivare da una pluralità di fattori.