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La procedura di Risarcimento Diretto, in sintesi, è obbligatoriamente prevista dalla legge a determinate condizioni ed entro specifici limiti applicativi, pena l’esclusione; a tale proposito:

  • non prevede necessariamente la firma congiunta della constatazione amichevole d'incidente (modulo blu) da parte di entrambe le parti coinvolte nel sinistro, ben potendo esserne avviato l’iter anche con una sola firma (fatti salvi, ovviamente, i relativi accertamenti circa la non responsabilità e/o parziale responsabilità del presunto danneggiato; circostanza questa che nella pratica è foriera di non pochi problemi applicativi);
  • il sinistro deve essersi verificato tra N. 2 (due) veicoli a motore, immatricolati in Italia e regolarmente assicurati ed identificati;
  • il danno alla persona e/o comunque le lesioni riportate dal danneggiato non sono superiori al 9% d'invalidità permanente (c.d. micropermanenti).

La procedura di Risarcimento Diretto, viceversa, non si applica quando:

  • i veicoli coinvolti sono più di due;
  • uno dei veicoli non è regolarmente assicurato e/o non è stato immatricolato in Italia;
  • una delle parti coinvolte non è un veicolo a motore;
  • sono coinvolti pedoni, ciclisti, beni immobili;
  • uno dei veicoli coinvolti è un ciclomotore con targhino (ovvero, i ciclomotori dotati del semplice contrassegno di identificazione – vecchia targa personale non legata al mezzo e priva dei sei caratteri alfanumerici, come previsti dal nuovo sistema di immatricolazione introdotto dal D.P.R. n. 153/2006, in vigore dal 14/07/2006);
  • il danno non deriva da circolazione stradale;
  • non c’è stato impatto tra i veicoli coinvolti nel sinistro (ossia, ad esempio l'urto con cose trasportate, cadute o sporgenti dal mezzo che le trasportava, oppure gli incidenti in cui un conducente evita l'altro, ma urta un ostacolo fisso, e così via);
  • uno dei veicoli coinvolti è una macchina agricola e/o un veicolo speciale;
  • il danno alla persona e/o comunque le lesioni riportate dal danneggiato sono superiori al 9% d'invalidità permanente (c.d. macropermanenti, al di fuori della speciale tabella per lesioni da 1 a 9% I.P. sorta a seguito della legge n. 57 del 2001).

In tutti questi casi, verificatasi talune delle circostanze appena descritte, occorre naturalmente che il danneggiato si rivolga direttamente alla compagnia assicurativa del civilmente responsabile.

Ora, a differenza della precedente “Convenzione indennizzo diretto” e/o CID, conosciuta anche come constatazione amichevole d'incidente stradale - stipulata tra aziende assicuratrici al fine di consentire una liquidazione più veloce e semplice dei danni determinati da un sinistro stradale, attraverso l’ottenimento del risarcimento direttamente dal proprio assicuratore – l’Indennizzo Diretto esclude, in linea di principio, la possibilità per il danneggiato di avvalersi di una consulenza legale e tecnica per ottenere il risarcimento del danno subito.
Infatti, la procedura non è interrotta/inibita dall'eventuale intervento – nella fase di trattativa stragiudiziale - di un patrocinatore per conto del danneggiato e, sempre in via generale, la compagnia assicuratrice non è tenuta a risarcire il compenso dovuto per l’assistenza prestata dal medesimo; il tutto con evidente limitazione e/o compressione del diritto di difesa garantito dall'articolo 24 Costituzione, a carico del cittadino - danneggiato.
Diversamente, sempre per esplicita previsione di legge, la compagnia assicuratrice è senz'altro tenuta a corrispondere le spese per l'opera prestata dal consulente medico legale eventualmente incaricato dal danneggiato per la stima del danno fisico risarcibile.

In altre parole, con l’introduzione dell’Indennizzo Diretto, la legge ha inteso porre su un presunto piano di parità il cittadino e la propria compagnia assicurativa, che altresì dovrebbe tutelare, dulcis in fundo, l’interesse del danneggiato a discapito del proprio.
Ora, le compagnie assicurative – ponendosi come protagoniste assolute della procedura - tendono a scoraggiare il proprio assicurato dall’avvalersi di una consulenza legale al fine di ottenere il risarcimento, tuttavia, la prassi applicativa dell’Indennizzo Diretto ha dimostrato l’incapacità delle stesse a tutelare i veri interessi dei danneggiati.

Di tutta evidenza che, il danneggiato assistito da un patrocinatore che curi i suoi interessi, abbia una certezza maggiore di ottenere risarcimenti migliori rispetto al sinistrato che si affidi alle sole valutazioni della propria compagnia assicurativa.
Detto assunto trova conferma in primis dall’obiettivo dichiarato delle compagnie di ridurre il costo medio dei sinistri attraverso l’applicazione dell’Indennizzo Diretto, in secondo luogo dalla natura marcatamente commerciale che contraddistingue le stesse società di assicurazione, molto più abituate a stipulare polizze RCAuto al fine di risarcire eventuali danni cagionati dai propri assicurati ai terzi (tipico rischio aleatorio che caratterizza i contratti assicurativi di Responsabilità Civile Autoveicoli) che a gestire un sistema risarcitorio in favore dei primi.

Non solo.
L’art. 141 del D.Lgsl. 209/2005 ha inteso tutelare, in modo particolare, altresì la disciplina del terzo trasportato.
Infatti, secondo detto articolo il terzo trasportato deve sempre essere risarcito dalla compagnia del vettore (ovvero, quella assicuratrice del veicolo su cui viaggiava) e, in caso di mancato pagamento delle lesioni e/o di pagamento insufficiente adire le vie legali citando la compagnia del vettore e il vettore medesimo.
Inoltre, secondo la tipologia e dinamica del sinistro – ovvero se il danno da lesione è riferibile alla condotta di guida del vettore o di altra autovettura - la compagnia risarcente il danno si rivarrà o sul vettore medesimo, attraverso l’aumento del malus in polizza, o sul danneggiante esterno.

Nonostante il Legislatore abbia deciso di imporre l’applicazione della procedura di Indennizzo Diretto al danneggiato di un sinistro, impedendogli, di fatto, la possibilità di percorrere un’altra via, il sistema ha iniziato a mostrare ben presto le prime crepe e a sollevare i primi dubbi di costituzionalità.
Infatti, dapprima la Corte di Cassazione ha stabilito un fondamentale principio di diritto - palesemente ignorato dall’applicazione pratica dell’Indennizzo Diretto – secondo cui: “…il danneggiato ha un diritto costituzionalmente garantito di farsi assistere da un legale o perito di fiducia per ottenere il risarcimento. L’onorario di quest’ultimo è dovuto dall’assicuratore indipendentemente dalla proposizione di una domanda giudiziale (…) La negazione di tale diritto equivarrebbe a violazione del diritto di difesa della parte lesa e la regolarità del contraddittorio deve essere osservata anche nella fase stragiudiziale, visto che il danneggiato assume l’indiscussa veste di parte debole, mentre le società assicuratrici, oltre che economicamente più forti, sono tecnicamente organizzate ed attrezzate…”. (Cass. Civ. Sez. III, 31 maggio 2005, n. 11606)
In seguito poi, la Corte Costituzionale, sulla scorta della precedente interpretazione costituzionalmente orientata di cui all’Ordinanza 13 giugno 2008 n. 205 – che consentiva al danneggiato/terzo trasportato d’agire anche nei confronti del civile responsabile (e della di lui compagnia assicurativa) – e, delle Ordinanze successive 23 dicembre n. 440 e 441, ha riconosciuto la facoltatività del ricorso alla procedura dell’Indennizzo Diretto di cui all’art. 149 Codice delle Assicurazioni.

Il principio riguardante la facoltatività del ricorso alla procedura dell’Indennizzo Diretto è stato poi definitivamente cristallizzato con successiva sentenza interpretativa di rigetto della Corte, secondo cui una migliore e più incisiva tutela del cittadino-danneggiato non può che essere realizzata ammettendo che la procedura di risarcimento diretto si affianchi, senza sostituirla obbligatoriamente, a quell’ordinaria ex art. 2054 c.c. (responsabilità da circolazione di veicoli), poiché, in caso contrario, il risultato sarebbe in sostanza un’inammissibile limitazione delle possibilità di tutela per il soggetto danneggiato, con conseguente violazione del fondamentale principio dell’integrale risarcimento del pregiudizio sofferto. (Corte Costituzionale, Sentenza 19 giugno 2009, n. 189)

Il che significa, in pratica, che la facoltà di scelta per il danneggiato da un sinistro – circa la procedura da attivare – è, ad oggi, divenuta trilaterale, nel senso che è possibile:

  • l’azione ordinaria ex art. 144 Codice delle Assicurazioni che, di fatto, consta del riconoscimento del diritto al compenso per il legale del danneggiato; in altre, parole il cittadino può avvalersi della assistenza di un patrocinatore senza doverne sopportare il costo (circostanza che, precedentemente alla pronuncia della Corte Costituzionale, era esclusa dalla obbligatoria procedura ex art. 149 senza che, l’indubbio vantaggio ottenuto dalle compagnie fosse poi riportato in concreto al danneggiato, il quale rimaneva privo della indispensabile assistenza tecnico- legale per l’espletamento della procedura de qua);
  • l’azione contro la propria compagnia assicuratrice ex art. 149 del Codice delle Assicurazioni; il danneggiato, infatti, ben può tentare di ottenere il risarcimento dalla propria impresa assicuratrice – in virtù di quel rapporto contrattuale che ad essa lo lega e, quindi in forza della presumibile, “in astratto”, maggiore possibilità di ricevere un “trattamento migliore” che non da una compagnia estranea, come può essere quella del responsabile civile – senza per questo essere vincolato, ove non riesca a trovare un accordo e/o non reputi l’offerta di risarcimento congrua, a dover evocare obbligatoriamente in giudizio la propria compagnia invece che quella del responsabile civile;
  • l’azione ordinaria prevista dal Codice civile ex art. 2054 - ivi inclusa, in caso di azione ordinaria di cui all’art. 144 del Codice delle Assicurazioni, l’evocazione in giudizio dell’impresa assicuratrice del responsabile civile, unitamente a quest’ultimo.

Pertanto, qualsiasi sia la scelta nella fase giudiziale, ciò che per il danneggiato rimane fondamentale è il rispetto dei termini di proponibilità dell’azione diretta, prescritti dagli artt. 145 e 148 Codice delle Assicurazioni.

Sulla scorta del nuovo scenario delineato - a seguito delle citate pronunce della Corte Costituzionale - occorre altresì domandarsi se, il tanto sbandierato abbattimento del costo delle polizze RCA, a seguito dell’applicazione dell’indennizzo diretto, sia stato corrispondente a realtà.
Invero, l’Indennizzo Diretto non ha portato i vantaggi auspicati da molti cittadini né, tantomeno, ridotto il costo dei premi assicurativi per le polizze RC-Auto.
Secondo quanto emerge da un’analisi condotta dalla rivista Quattroruote, infatti, i premi delle polizze assicurative sono aumentate del 25% e, detto aumento, è dovuto solo in parte all’aumento dei massimali minimi di legge, passati a 2,5 milioni di euro per il risarcimento di danni alle persone.
Di tutta evidenza che, il Risarcimento Diretto, accolto con entusiastico plauso da parte dei cittadini - utenti e dalle relative associazioni di categoria, in occasione della sua entrata in vigore, non abbia alfine raggiunto i suoi obiettivi.
Infatti, il meccanismo secondo cui la compagnia assicurativa è obbligata a risarcire direttamente il proprio assicurato/danneggiato, ha finito per provocare un aumento delle polizze RC-Auto, a causa di un meccanismo complicatissimo denominato stanza di compensazione gestito dalle stesse compagnie con l’intervento di CONSAP Spa (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici Spa).
La stanza di compensazione non prevede un pieno ed automatico reintegro, da parte della compagnia debitrice (quella del responsabile civile) di quanto pagato dalla gestionaria (che avviato la procedura di indennizzo diretto), ma soltanto un rimborso a forfait, con una complicata procedura che coinvolge la citata CONSAP Spa; in altre parole, attraverso la stanza di compensazione le compagnie assicurative riequilibrano i conti rimborsando l’Impresa che ha coperto il proprio assicurato con l’applicazione dell’indennizzo diretto.
Tuttavia, il meccanismo sopra citato - pur essendo stato imposto dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, al fine di prevenire e/o evitare ipotetici accordi di cartello tra le compagnie, propiziati dalla conoscenza del reale costo dei sinistri per ciascuna di loro – ha prodotto uno status quo perverso, in cui la compagnia che ha liquidato più di quanto incassato (sempre in termini di liquidazione dei sinistri), finisce per rifarsi con i propri assicurati alzando le tariffe.

Per tutti questi motivi, si nutrono forti dubbi sulla reale utilità del mantenimento del meccanismo d’indennizzo diretto nel nostro sistema, auspicando un disegno di legge che ne proponga al più presto la definitiva abrogazione e/o in alternativa - in caso d’impossibilità di una celere abolizione, di una modifica legislativa che ne disponga la necessaria e immutabile facoltatività.
Difatti, o il sistema di Risarcimento Diretto funziona è allora nulla quaestio, sarà liberamente scelto dai cittadini - utenti come preferenziale sistema risarcitorio, o non funziona e allora non potrà in alcun modo essere imposto arbitrariamente alla collettività.

Avv. Roberto Illiano